Articoli recenti

IL CAMMINO DELLA CHIESA

INCONTRO CON s.e. LUIGI NEGRI

(Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e abate di Pomposa)

Lunedì 26 ottobre 2015 • ore 21
Auditorium «Le radici», via V. Emanuele, Renate (MB)

Nel libro che viene presentato, mons. Negri fa capire la vera natura della Chiesa, nella quale l’elemento umano s’intreccia con quello divino: nella forma di una società umana è presente nella storia il Corpo mistico di Cristo; è chiaro che questa verità può essere riconosciuta soltanto mediante la fede. Ma è anche vero che solo alla luce di questa verità i singoli momenti della storia della Chiesa possono essere interpretati in modo adeguato.

-→ Volantino

 

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Visita guidata a Sezzadio (AL)

A luglio, gli amici del Centro culturale sono stati accompagnati da Pier Luca Bencini a visitare l’abbazia di Santa Giustina a Sezzadio.

 

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Se la giustizia si trasforma in uno strumento di potere

Sulla scia dell’incontro presso il nostro Centro culturale.

Il magistrato Guido Brambilla accusa la propria categoria in un pamphlet coraggioso che spiega tutti i limiti, anche filosofici, dei nostri tribunali e dei nostri giudici.
Il paziente è stato visitato infinite volte. I troppi fascicoli. I processi che non finiscono mai. Le sentenze sul filo della politica. Ma forse una vera diagnosi della malattia non è mai stata fatta; o meglio tutte le spiegazioni e le polemiche hanno ridotto l’angolo visuale sui mali, e che mali, della giustizia italiana…

→ Stefano Zurlo – “Il Giornale” 3.6.15

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RICONOSCERE CRISTO

INCONTRO CON MONSIGNOR FRANCESCO BRASCHI

(Direttore della Classe di Slavistica dell’Accademia Ambrosiana)

Martedì 16 giugno 2015 – ore 21
Via Buttafava, 54 • Casatenovo (LC)

“Un uomo che ha detto: “Io sono la via” è un fatto storico accaduto” (don L. Giussani). Ma, “un uomo colto, un europeo dei nostri giorni, può credere, credere proprio, alla Divinità del Figlio di Dio, Gesù Cristo?” (F. Dostoevskij).

A cura di Comunione e Liberazione

-→ Volantino

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UNA COMBRICCOLA CON LA QUALE È POSSIBILE TROVARE DIMORA

Fabio Cavallari dopo una serata al centro culturale.

cavallarSi scrivono articoli, pamphlet, libri, s’incontrano persone, associazioni culturali, fondazioni. Alla fine, chi come me tenta con la parola, scritta od orale, di sostenere una battaglia culturale, una posizione umana, rischia di diventare, in qualche modo, un vagabondo. Talvolta ci si ritrova stanchi a calpestare luoghi sconosciuti, a cercare un dialogo non sempre facile, oppure a scovare un viso, tra i tanti, che possa richiamare ad un abbraccio, ad una cena condivisa. Può capitare, ad essere sinceri, di porsi anche qualche domanda attorno al “perché” di una serata, di un viaggio. Capita ai vagabondi, a quelli seri con le cravatte, ed anche a chi nega che tutto ciò sia mai accaduto anche a loro. Ci sono luoghi poi che diventano rifugi sicuri, porti dove attraccare quando il vento è debole e sembra di dover ammainare le vele. Ci si guarda attorno e d’improvviso ci si scopre a casa.
A dire il vero, non sono i muri, una costruzione materiale, oppure un palco conosciuto a tranquillizzare il cuore. A rendere lieti passi e cammino, sono quei volti che ti accolgono in un abbraccio, quelle strette di mano che incarnano un pensiero affettivo. Ecco chi sono per me gli amici del Centro Culturale Charles Péguy dell’alta brianza, amici con cui condividere un desiderio che travalica necessità e contingenze. Una combriccola con la quale è possibile trovare dimora, lasciarsi andare a parole che vanno ben oltre il “tema”. Non mi sono mai sentito ospite quando sono stato chiamato a presentare un libro o a dibattere con altri ma parte integrante di un progetto. Il mio “Grazie” allora, vuole essere in queste poche righe la testimonianza di un’amicizia, un piccolo tassello del grande mosaico di rapporti e legami che il Centro ha tessuto in tutti questi anni. I ringraziamenti sono spesso una pratica d’obbligo, quasi scontata e retorica. Eppure la parola “grazie” rievoca i benefizi reciproci che soavemente stringono i legami dell’umana società. Una forma nobile, forse la più alta che consente agli uomini di percepirsi “compagni” di viaggio, cum-panis. Buon cammino ad ognuno di noi!

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